Le parole pubblicate sui social da Emilio Della Balda hanno riaperto il confronto sulla politica sammarinese e sul giudizio, spesso molto severo, che una parte dell’opinione pubblica esprime sulla gestione del Paese. Il suo intervento, critico verso anni di amministrazione ritenuti segnati da clientelismo, improvvisazione e scarsa capacità decisionale, si inserisce in un clima già carico di tensioni e insoddisfazioni.
Al centro del dibattito resta però una domanda: questa lettura così negativa rappresenta ancora davvero il sentimento dei cittadini? Le reazioni al post sembrano indicare un Paese sempre meno disposto ad ascoltare soltanto denunce e slogan, e sempre più orientato a chiedere risposte concrete, investimenti, servizi efficienti e una prospettiva di sviluppo.
Negare le difficoltà attraversate da San Marino negli ultimi anni sarebbe fuorviante, così come sarebbe sbagliato considerare intoccabili tutte le scelte del passato. Ma ridurre ogni esperienza politica a un fallimento indistinto rischia di diventare una chiave di lettura troppo semplificata, incapace di offrire alternative credibili.
Intanto, sul piano concreto, il Paese prova a muoversi. Sul territorio si aprono cantieri attesi da tempo, si interviene sulla sicurezza, sulla riqualificazione urbana e sul recupero di aree degradate. Sul fronte energetico prendono forma investimenti e progettualità legati alle rinnovabili e all’efficienza. In ambito sociale e abitativo arrivano strumenti nuovi, dal cohousing ai percorsi per affrontare l’emergenza casa, dopo anni di rinvii.
La percezione diffusa è che i cittadini giudichino sempre meno gli slogan e sempre più i risultati. Ed è anche per questo che una parte dell’opinione pubblica appare distante dai toni catastrofisti: perché vede un Paese che, tra mille difficoltà, prova comunque a rimettersi in moto.
Tra i commenti al post di Della Balda emerge anche un altro elemento: c’è chi invita alla autocritica rispetto alle scelte del passato, ma c’è pure chi teme l’effetto più pericoloso di una narrazione completamente delegittimante, quella che porta a pensare che “siano tutti uguali”, finendo per indebolire chi oggi cerca di affrontare problemi complessi con strumenti concreti.
Alla politica sammarinese viene dunque chiesto meno rumore e più capacità di costruzione. Dopo anni di crisi economiche, fragilità finanziarie e immobilismo amministrativo, l’attenzione dei cittadini sembra concentrarsi non più soltanto su ciò che non ha funzionato, ma su chi sappia indicare una direzione credibile.


