La crisi energetica legata alla guerra in Iran spinge il governo Meloni a intervenire di nuovo sui carburanti. Con un decreto legge appena varato, l’esecutivo ha prorogato fino al 6 giugno il taglio delle accise e confermato misure di sostegno per gli autotrasportatori.
Secondo l’economista Mattia Adani, la scelta del governo resta prudente perché il taglio viene mantenuto solo nei limiti dell’extragettito Iva. Diverso sarebbe, spiega, trasformare questa misura in una riduzione stabile dell’imposta sui carburanti, ipotesi che metterebbe a rischio la tenuta dei conti pubblici.
Sul tavolo resta anche il nodo dei rapporti con Bruxelles. Palazzo Chigi chiede maggiore flessibilità nelle regole di bilancio, ma per Adani il punto è capire a cosa dovrebbe servire questa flessibilità. Il confronto con l’Europa, osserva, sembra ruotare attorno alla priorità data alle spese militari rispetto ad altri capitoli, come quello energetico.
Intanto le previsioni economiche non aiutano. Bruxelles colloca l’Italia tra i Paesi più deboli per crescita nel 2027, anche per effetto della crisi energetica. Adani sottolinea che l’economia italiana è storicamente molto esposta al costo delle materie prime e dell’energia, perché basata sulla trasformazione e sull’export.
Per il quadro attuale, conclude, pesano sia fattori esterni sia scelte interne. La rinuncia al nucleare e al carbone, unita alla mancanza di altre fonti, ha ridotto gli strumenti disponibili per affrontare l’emergenza.


