Una vita apparentemente perfetta: Simone Bilardo era imprenditore, atleta, sposato, con un’esistenza costruita tra lavoro, sport e progetti. Poi una caduta durante un allenamento in bicicletta ha cambiato tutto. Gli accertamenti hanno rivelato la presenza di due tumori cerebrali e una prognosi senza margini di ottimismo: due anni di vita.
Da quel momento Bilardo ha iniziato a rimettere ordine nelle priorità, scegliendo cosa tenere e cosa lasciare andare. Ha ridotto il lavoro, ha riorganizzato la quotidianità e insieme alla moglie ha deciso di vivere il tempo rimasto senza rinunciare a ciò che contava davvero. Ne è nato un percorso fatto di viaggi, di nuove consapevolezze e di una diversa idea di felicità.
La sua storia è diventata un libro, Vivo più che mai, pubblicato da Rizzoli e presentato alla rassegna letteraria Mementi – Mercoledì d’autore alla Giochi del Titano. Nel dialogo con Debora Grossi, Bilardo ha ripercorso la malattia, il cambiamento di prospettiva e la scelta di non considerare la diagnosi come una condanna all’immobilità.
Per l’autore, il libro non è un racconto cupo ma un invito a interrogarsi sul proprio tempo e sul modo in cui lo si utilizza. Il messaggio è diretto: smettere di vivere in automatico, liberarsi da obiettivi inutili e tornare a dare peso a ciò che conta davvero.
Le letture della serata sono state curate da Francesco Vignali.


