San Marino, Pozzi (FUPS CSdL): “Il cohousing è un modello da portare anche in Repubblica”

GiornaleSM
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Un modello abitativo basato su condivisione, inclusione e sostegno reciproco potrebbe trovare applicazione anche a San Marino. È la convinzione del presidente FUPS CSdL Elio Pozzi, che ha partecipato alla visita studio promossa dalla Segreteria di Stato per il Territorio nelle strutture di cohousing “Ecosol” a Fidenza e “Il Fragolone” a San Lazzaro di Savena.

Per Pozzi si è trattato di un’occasione utile per conoscere da vicino esperienze già consolidate e valutare se e come riproporle in Repubblica. Il cohousing non prevede la convivenza nello stesso appartamento, ma l’abitare in unità autonome inserite in un contesto progettato per favorire relazioni solidali. Restano spazi privati per singole persone, coppie o famiglie, mentre vengono condivisi ambienti comuni, servizi e momenti di socialità.

Le strutture visitate prevedono aree comuni per attività collettive, lavanderie condivise, spazi verdi e orti coltivabili. In uno dei due casi l’area comune è stata collocata all’ingresso del condominio e resa accessibile anche al vicinato, nell’altro è stato destinato un intero appartamento. Gli spazi sono aperti anche all’esterno per incontri e momenti conviviali.

Al centro del progetto c’è la convivenza tra generazioni diverse: famiglie con bambini, giovani e anziani vivono nello stesso complesso e mettono in circolo competenze ed esigenze complementari. I pensionati possono offrire sostegno nei compiti scolastici, mentre i più giovani possono aiutare gli anziani con le tecnologie digitali. Il modello è pensato anche per persone con disabilità parzialmente autosufficienti, grazie all’assenza di barriere architettoniche e al supporto reciproco tra condomini.

Pozzi sottolinea però che non esiste una formula unica valida ovunque. Ogni esperienza, spiega, va costruita sulla base delle necessità delle persone che scelgono di abitare vicine, in un rapporto fondato sulla solidarietà quotidiana. Per questo, se San Marino vuole avviare un percorso simile, sarà decisivo il coordinamento tra settore pubblico e privato.

Secondo il presidente FUPS, lo Stato dovrebbe mettere a disposizione l’area su cui realizzare la struttura e definirne le condizioni, mentre le imprese private dovrebbero investire nella costruzione. Le famiglie interessate, a loro volta, dovrebbero organizzarsi in forma cooperativa per l’acquisto degli appartamenti. Una prospettiva che, avverte Pozzi, richiede tempi lunghi e quindi va avviata quanto prima.

Per la FUPS, il cohousing non è soltanto una soluzione abitativa, ma anche una risposta alle fragilità sociali più diffuse. Solitudine, isolamento, disagio psicologico, povertà ed emarginazione sono fenomeni che, secondo Pozzi, impongono nuovi modelli di vicinanza e aiuto reciproco. Un’esperienza che potrebbe aprire anche in Repubblica una stagione diversa dell’abitare condiviso.

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