Otto petroliere hanno invertito la rotta allo Stretto di Hormuz, primo effetto del blocco navale imposto dagli Stati Uniti sui porti iraniani domenica, in seguito al fallimento dei negoziati a Islamabad. In sole 24 ore nessuna nave ha superato lo sbarramento, come confermato dal Comando Centrale americano, mentre centinaia di imbarcazioni attendono in acque aperte del Golfo, con gravi ripercussioni sul commercio globale di petrolio e gas.
Il presidente francese Macron e il premier britannico Starmer hanno annunciato per venerdì una conferenza di nazioni non belligeranti, pronte a una missione per garantire la libertà di navigazione nel corridoio petrolifero, non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.
Donald Trump resta ottimista: un accordo entro fine aprile è possibile, ha dichiarato, mentre invia altri 10mila soldati in Medio Oriente per intensificare la pressione su Teheran. Il leader iraniano Pezeskhian ha risposto che l’Iran accoglie un dialogo con Washington, ma rifiuta ogni forma di sottomissione.
Trump ha poi attaccato Papa Leone XIV su Truth Social: qualcuno gli dica che l’Iran ha ucciso almeno 42mila manifestanti innocenti negli ultimi mesi e non può possedere un’arma nucleare. Intanto, Iraq e Arabia Saudita cercano rotte alternative per esportare greggio, aggirando lo stretto vitale per il 20% del petrolio mondiale.


