Le Forze di difesa israeliane hanno ribadito che non esiste alcuna tregua con Hezbollah, nonostante l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran.[1] Secondo quanto comunicato dalle Idf, il Libano rimane escluso dall’intesa e le operazioni militari contro il gruppo sciita libanese proseguono senza interruzioni.[1]
Israele ha interrotto il fuoco contro l’Iran mantenendo lo stato di massima allerta, pronto a rispondere a qualsiasi violazione.[1] Al contrario, in Libano le operazioni di terra mirate contro Hezbollah continuano con intensità, con l’esercito israeliano che sostiene di colpire esclusivamente infrastrutture e centri di comando del gruppo armato.[3]
Le conseguenze sul terreno sono drammatiche: il bilancio degli attacchi israeliani ha raggiunto 254 morti e oltre mille feriti tra la popolazione libanese.[2] Le autorità di Beirut smentiscono la versione di Tel Aviv, denunciando che i raid colpiscono principalmente zone residenziali densamente abitate.[3]
Il primo ministro Netanyahu ha adottato quella che esperti definiscono una “dottrina della guerra permanente”, mantenendo aperti i fronti a Gaza e in Libano.[4] L’esercito libanese ha invitato i civili a non tornare nei villaggi del sud, mentre le organizzazioni internazionali segnalano attacchi coordinati alle strutture sanitarie.[2]
La tensione si è ulteriormente innalzata dopo il danneggiamento di un convoglio della missione Unifil, con l’Italia che ha protestato formalmente contro Israele.[3][5]


